Ho un forte dolore, temo dal dente del giudizio.

Se ha un forte dolore associato a difficoltà ad aprire la bocca e la dietro all'ultimo dente appare molto gonfia ed arrossata si tratta probabilmente del classico dolore da “dente del giudizio”, ovvero la cosiddetta pericoronite o pericoronarite. In caso di pericoronite o pericoronarite i sintomi diffusi possono essere sicuramente gonfiore, rossore e dolore alla gengiva. Inoltre potranno verificarsi altri sintomi come: alitosi, difficoltà di masticazione e deglutizione, produzione di pus e gonfiore dei linfonodi del collo. Come intervenire? Di solito, in fase acuta, si agisce con antibiotici, antinfiammatori e cura dell’igiene della bocca. Gli antibiotici (generalmente amoxicillina associata o meno ad acido clavulanico oppure macrolidi nel caso di soggetti allergici) iniziano ad agire di solito entro 48/72 e non hanno alcun effetto antidolorifico. Il controllo del dolore può essere effettuato con paracetamolo e FANS in caso di dolore di intensità lieve o moderata; nei casi di dolore intenso e ingestibile, possono essere necessari oppiacei come la codeina. Si tratta ovviamente di farmaci che richiedono una prescrizione medica. Importantissima la riduzione della carica batterica del cavo orale da effettuarsi spazzolando bene tutti i denti e la lingua ed eseguendo sciacqui, almeno 3 volte al giorno, con un colluttorio a base di clorexIdina allo 0.2%. La soluzione definitiva alla pericoronite è invece l’estrazione del dente stesso.

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Ho forte dolore e viso gonfio: è un ascesso?

L’ascesso dentale è una raccolta di pus a livello dei tessuti che circondano il dente: gengiva, polpa dentale, osso di solito causata da batteri che si propagano nei tessuti come conseguenza di carie complicate, denti scheggiati o rotti e parodontopatie. Ascesso parodontale: causato da un’infezione dell’apparato di sostegno del dente, ovvero, semplificando, della gengiva e di tutto ciò che lega questa al dente. Tipicamente può essere causato da un’infezione di una tasca parodontale. Ascesso periapicale: l’infezione ha origine nella polpa del dente (parte vitale del dente) come conseguenza di una carie complicata. Può essere causato anche da gravi traumi ai denti che causano necrosi della polpa dentale. Può verificarsi anche in un dente già devitalizzato se la cura non è stata eseguita perfattamente o se il dente si è reinfettato in seguito a carie, traumi, ecc. L’ascesso dentale si presenta con: Dolore intenso ai denti o alle gengive: è il sintomo principale, può manifestarsi improvvisamente e tende in genere a peggiorare. Può interessare anche orecchio, mascella e collo sullo stesso lato del dente Gengive gonfie, infiammate e rosse Gonfiore del viso Alitosi Febbre Malessere generale Tendenza alla caduta del dente Gonfiore dei linfonodi del collo Spasmo muscolare della mandibola: nei casi più gravi Di solito, in fase acuta, si agisce con antibiotici, antinfiammatori e cura dell’igiene della bocca. Gli antibiotici (generalmente amoxicillina associata o meno ad acido clavulanico oppure macrolidi nel caso di soggetti allergici) iniziano ad agire di solito entro 48/72 e non hanno alcun effetto antidolorifico. Il controllo del dolore può essere effettuato con paracetamolo e FANS in caso di dolore di intensità lieve o moderata; nei casi di dolore intenso e ingestibile, possono essere necessari oppiacei come la codeina. Si tratta ovviamente di farmaci che richiedono una prescrizione medica. In caso di ascesso periapicale, una volta superata la fase acuta, si dovrà cercare di salvare il dente dall’estrazione attraverso la devitalizzazione. In caso di ascesso parodontale può essere sufficiente, unitamente alla terapia antibiotica e antidolorifica, la rimozione di tartaro e placca dal dente malato. Il ghiaccio, usato esternamente e applicato sulla parte dolorante, permette di disinfiammare la bocca e ridurre gonfiore e dolore. Talvolta tuttavia impacchi caldo-umidi danno maggiore sollievo. Igiene e alimentazione: può essere utile anche evitare cibi troppo caldi o troppo freddi, masticare cibi morbidi utilizzando la parte opposta della bocca, utilizzare uno spazzolino morbido. Se l’ascesso non viene curato può formarsi una fistola o una cisti e l’infezione può così espandersi fino a interessare zone di testa e collo. Nel caso in cui l’ascesso colpisca soggetti particolarmente fragili è fondamentale risolverlo per evitare quadri patologici gravi. Premesso che la cura definitiva è sempre quella attuata dal dentista, volendo elencare alcuni rimedi naturali possiamo nominare: sciacqui con acqua e bicarbonato, acqua calda e sale, impacchi caldo-umidi, gel a base di aloe e altri presidi.

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Mi si è staccata una capsula/corona/ponte: che fare?

Innanzitutto: se non ha dolore, non si allarmi, non potrà succedere niente di grave. Certo se il lavoro protesico che si è distaccato coinvolge l’ambito estetico questo può rappresentare un forte disagio. Provi quindi con cautela e delicatezza a riposizionare la protesi sui denti ma verifichi di ottenere una buona stabilità e tenga presente il rischio di un nuovo distacco e di una accidentale ingestione o, peggio, inalazione. Se la protesi che si è distaccata appare come un guscio vuoto potrebbe voler tentare una ricementazione provvisoria in autonomia con vari prodotti che trova in farmacia. Tenga tuttavia presente che per fare ciò è necessaria una buona manualità e avere una buona visibilità della zona per non rischiare di fare peggio. Se non riesce a riposizionare la protesi, la conservi in attesa di poter essere ricevuto dal dentista. Non trascuri comunque il problema poiché i denti adiacenti ed antagonisti potrebbero spostarsi, talvolta anche rapidamente, impedendo il riposizionamento della protesi, ammesso che sia possibile. Il dentista infatti verificherà se una ricementazione provvisoria o definitiva sia o meno possibile considerando che una protesi definitiva correttamente eseguita e controllata non dovrebbe mai staccarsi improvvisamente. Dovrà quindi escludere eventuali danni alla protesi o al dente di sostegno che impediscano la ricementazione. Discorso diverso per le protesi cosiddette “provvisorie” che possono purtroppo distaccarsi o rompersi in attesa di procedere col lavoro definitivo.

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